Chi
pensa, e va in giro a dire, che si possa curare questo stato di cose e si possa
tornare agli spensierati fasti dell’ubriacatura di un passato recente, a mio
avviso è un cretino. Oppure è un figlio di puttana..
Il
nostro modello di sviluppo era destinato a fallire a priori, ma nemmeno la
prova dei fatti sembra convincere la maggioranza di noi.
Si
tratta di un modello paranoico che è servito solo a distruggere speranze,
culture, diversità, territorio. Tutto.
Nemmeno
una visione marxista ci è di alcuna utilità, perché si limita a indicare un
diverso utilizzo del modello, senza metterlo davvero in discussione.
Per
cui riesco a vedere una sola via di uscita.
Espressa
nei miei soliti 7 punti.
1
– eliminazione alla radice del concetto di globalizzazione, che è un cancro che
si è mangiato ogni cosa. Ha investito tutto, dai capitali ai valori, dai
diritti agli uomini stessi.
2
- Ritorno quindi alle piccole comunità autosufficienti. Ritorno all’autoproduzione.
All’autoconsumo. Persino al baratto. Il
denaro deve essere solo quello che avrebbe dovuto sempre essere: la
promessa di sostituirlo immediatamente con il valore che rappresenta,
cioè il lavoro. Che sia lavoro di mani, di testa o artistico.
3
– eliminazione alla radice della possibilità di creazione di oligarchie di
qualunque tipo. Economiche, politiche, culturali, religiose.
4
– eliminazione alla radice della possibilità che un pensiero metafisico di
qualunque tipo (e quindi anche religioso) possa influire sulle decisioni
riguardanti la comunità.
5
– eliminazione della democrazia rappresentativa. L’unica democrazia che
funziona è quella diretta, ed è possibile solo in piccole comunità.
6
– eliminazione alla radice del concetto di Stato.
7
– rispetto reciproco delle piccole comunità, senza ingerenze, senza contatti
che non siano quelli derivanti dall’idea fondamentale dell’autodeterminazione e
dell’amicizia.











